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Han Kang – La vegetariana, 2007

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Un romanzo davvero particolare. Gli scenari coreani in cui si muovono i personaggi sono lontani dal nostro mondo occidentale, ma il disagio di vivere una vita diversa da quella attesa è condizione universale.

Il rifiuto di mangiare carne di Yeong-hye è in realtà un desiderio di fuga da un’esistenza intesa come obblighi da assolvere, perché in una società culturalmente maschilista come quella coreana, la donna vive sottomessa, passando dalla tirannia del padre ai soprusi del marito.

La seconda parte del romanzo mi è sembrata la più riuscita in termini di “capacità di emozionare”, ho amato le pagine dei “corpi floreali”, dove l’arte sembra fornire la strada per la salvezza e che al contrario, spianerà la via verso la metamorfosi finale. L’amaro monologo della sorella chiude il romanzo, fornendo la chiave di lettura dell’intera storia.

Il mio giudizio è positivo, consiglio questo libro a chi ha voglia di leggere qualcosa di originale e non convenzionale.  Piccola nota: il titolo è fuorviante, non c’è alcun nesso con scelte etiche o salutiste dell’essere vegani o vegetariani.

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