Giorgio Bassani: L’airone

GIORGIO BASSANI
L’airone (1968)

22 Bassani

Definito dallo stesso Bassani la «descrizione di un viaggio verso la morte», il romanzo racconta la solitaria battuta di caccia di Edgardo Limentani, ricco proprietario terriero ferrarese.

La vicenda si dipana in un’unica giornata, una domenica di fine dicembre del 1947. Con una minuzia di particolari e uno stile limpido e minimale, lo scrittore ci presenta l’avvocato Limentani appena alzato, intento nelle pratiche quotidiane e già sopraffatto da un invincibile senso di malessere e insoddisfazione, una ripugnanza che si allarga a tutto ciò che lo circonda, la moglie volgare e avida, la figlia indifferente, la madre senescente, i domestici svogliati e opportunisti.

Tutto ai suoi occhi appare meschino e ributtante, una sensazione che cresce con l’avanzare della giornata, nei suoi spostamenti tra Ferrara e Codigoro, con i suoi bar squallidi, le persone ordinarie, le trattorie fumose e dozzinali.  Nella giornata di caccia, immerso nelle rarefatte atmosfere del Po di Volano e avvolto da un’umida nebbia, l’avvocato Limentani rimane in appostamento dentro la botte e osserva le mutazioni del cielo e il passaggio degli uccelli senza sparare neanche un colpo, lasciando che sia la guida procuratagli dal cugino Ulderico a divertirsi, “tirando giù” un ricco bottino. Colto da un’apatia cronica che è chiaro sinonimo di stanchezza della vita, percepisce un malessere esistenziale senza confini, per raggiungere la consapevolezza di aver perso ogni possibile appoggio.

“Come diventava stupida, ridicola, grottesca, la vita, la famosa vita… E come ci si sentiva bene, immediatamente, al solo pensiero di piantarla con tutto quel monotono su e giù di mangiare e defecare, di bere e orinare, di dormire e vegliare, di andare in giro e stare, in cui la vita consisteva!”

E l’airone solitario, che si spegne in lenta agonia – abbattuto da Gavino con crudele e gratuita noncuranza, neanche buono per mangiare – diventa per Limentani la metafora della sua banale esistenza.

Questo bellissimo romanzo dal chiaro taglio esistenzialista, è il quinto libro del ciclo Il romanzo di Ferrara e valse a Giorgio Bassani il Premio Campiello 1969. Un’opera che appartiene di diritto alla grande letteratura italiana del novecento, caduta nell’oblio.
Mi è piaciuto moltissimo, da leggere.

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